Contrada Torre di Palme

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Cos'è la Cavalcata dell'Assunta di Fermo?

La festa dell’Assunta a Fermo ha radici lontane. Risale al 998 un atto con il quale il vescovo della sede fermana, Uberto, concede un appezzamento di terra sulla strada per Cossignano, in cambio di 400 soldi annui da pagarsi appunto in occasione della festa dell’Assunta. Il documento più antico della Cavalcata e del Palio risale al 1182, anno in cui Monterubbiano, Cuccure e Montotto s’impegnavano con Fermo a portare ogni anno il Palio, in occasione della festa dell’Assunta. Da meticolose ricerche nell’Archivio di Stato di Fermo abbiamo rinvenuto un atto del 1449. In tal anno Fermo lamenta che Monterubbiano non ha portato il Palio, cosa che “ha fatto sempre da trecento anni”. Altro documento, splendido e policromo, lo abbiamo nel Messale de Firmonibus, stupendamente miniato risalente ai primi del 400. In esso sono raffigurati la cattedrale ed il corteo che vi si recava per presentare alla Vergine Assunta, patrona di Fermo, doni ed offerte. Fin dal secolo XII si ha documentata notizia che tutti i Gastaldi del fermano dovevano in tale solennità potare le loro offerte che erano cospicue e numerose. Il Gastaldo di Montolmo (Corridonia) portava un maiale e cento meloni; quello di Monte Urano un maiale; quello di Civitanova cento uova e sei polli; Campofilone dava tre soldi e mille denari; la stessa quota il Monastero di San Donato in Tronto. Tutte le località ed i centri abitati, da Poggio San Giuliano alle porte di Macerata fino a quelle del bacino del Tronto, contribuivano, secondo il costume del tempo, con prosciutti, maiali, soldi, uova, polli. Fermo partecipava alla novena in preparazione a tale solennità con offerte vistose in denaro e in natura. Cospicue offerte di cera venivano fatte da mugnai, macellai, calzolai, osti, albergatori. Tutti portavano un grande cero "laboratum et ornatum". Gli osti e gli albergatori, oltre al cero, offrivano una taverna in miniatura piena di doni. Ogni famiglia dei castelli soggetti e delle ville doveva offrire al proprio scindico, 12 denari. Con il totale raccolto ogni scindico doveva acquistare un cero per il suo castello. Gli agricoltori davano 4 bolognini a testa per il cero; ogni bottaio ne offriva due. Il Podestà, il Capitano e gli altri Officiali, nella solennità predetta, offrivano un cero ciascuno, cosa che facevano anche il Gonfaloniere di Giustizia, i Priori e le altre autorità cittadine, mentre ogni famiglia del fermano era tenuta ad offrire 12 denari (XII denarios pro quolibet foculare). A loro volta le famiglie di Fermo città, eccettuate le povere, dovevano offrire un cero alla Cattedrale insieme con i componenti della propria Contrada. I mulattieri, i carrettieri, i fornaciai offrivano una salma di mattoni (unam salman laterum).

Il Corteo processionale

La festa aveva il suo culmine nella Cavalcata, risalente al 1182. Essa partiva dalla chiesa di Santa Lucia, passava Campolege, risaliva il colle e faceva sosta in Piazza Grande tra una folla plaudente, lo squillo delle chiarine o scampanio di tutte le campane della città, il rullo dei tamburi, lo sparo dei cannoni della rocca. Era la festa in onore dell’Assunta, patrona di Fermo, ma anche la rassegna della potenza e della grandezza dello Stato Fermano. Sfilavano i componenti delle varie corporazioni e classi sociali, preceduti dai trombettieri del Comune e dai donzelli. Incedevano maestosi, nelle stupende livree blasonate, i gonfalonieri delle sei contrade: San Martino, Pila, Fiorenza, San Bartolomeo, Castello, Campolege. Seguivano i Capitani d’arme e le autorità. Era tutto uno scintillare d’elmi e corazze, un garrire di gonfaloni ed orifiamme, un incedere ieratico e solenne ma festoso. Era la festa dell’Assunta: in essa il popolo fermano si esaltava nella devozione alla sua Patrona, fiero della rassegna della sua potenza, dei vicari dei suoi castelli, dei vassalli e dei rappresentanti delle potenze confinanti. Tutti quelli che partecipavano al corteo dovevano essere elegantemente vestiti, sfoggiare i più ricchi e sontuosi paludamenti come si conviene in una rassegna alla quale partecipavano le autorità fermane, quelle dei castelli dipendenti, ambasciatori, giudici, il Podestà, il Capitano di giustizia, il Gran Gonfaloniere, i Priori, i Regolatori, i Notai e quindi i Gonfalonieri, i Capitani d’arme. Uno staordinario a cavallo apriva la sfilata; seguivano: bifolchi, fornaciai, vasai, canestrai, ortolani, asinai, mulattieri, vetturini, scorticatori, triccoli, tavernieri, osti, macellai, ciabattini, muratori, molinari, fornai di casa e pubblici, rotatori, calderai, barbieri calzolai sellai, sarti, fabbri, ottonai, stagnini, falegnami, merciai, lanari, tintori, cappellai, librai, droghieri, speziali, mercanti. Sfilavano poi i rappresentanti dei castelli facenti parte dello Stato di Fermo: in testa a tutti il Porto di Fermo (Porto San Giorgio), indi i trombettieri.Venivano poi le autorità del castello di Pedaso, di Sant’Andrea, Alteta, Francavilla, Moregnano, Monte Rinaldo, Monte Vidon Combatte, Ripa Cerreto, Grottazzolina, Monte Vidon Corrado, Torchiaro, Montappone, Monsampietro Morico, Massa, Moresco, S.Elpidio Morico, Magliano, Ponzano, Smerillo, Ortezzano, Belmonte, Monteleone, Altidona, Monte Urano, San Benedetto, Collina, Torre San Patrizio, Lapedona, Rapagnano, Monte Giberto, Carassi, Torre di Palme, Massignano, Aquaviva, Petriolo, Montefalcone, Gualdo, Campofilone, Marano (Cupra Marittima), Grottammare, Falerone, Servigliano, Loro (Piceno), Montottone, Petritoli, Sant’Angelo (in Pontano), Mogliano.

La cavalcata

La Cavalcata ebbe vita gloriosa fino ai primi del ’600 e dopo un periodo di decadenza fu riportata al primitivo splendore dal Mons. Amedeo Conti. Abolita nel 1808 durante il Regno Napoleonico (Fermo in tal epoca era capoluogo del Dipartimento del Tronto da cui dipendevano le vice prefetture di Ascoli e Camerino), tornò in vita dopo il congresso di Vienna, ma senza il primitivo splendore; condusse poi vita grama fino al 1860, anno in cui cessò con la venuta dei Piemontesi e il Regno di Vittorio Emanuele II. Si fecero tentativi di ripristinarla nel 1897 e nel 1921 ma senza apprezzabili risultati. Tornata a rivivere dopo otto secoli nel 1982, sta riprendendo il primigenio splendore e l’antica fama.

Fase della corsa, immagine di repertorio

 

La Pagina Miniata

Quando nel 1436 Giovanni di maestro Ugolino da Milano, abitante a Fermo in contrada San Bartolomeo, verga di sua mano la pagina miniata del Messale de Firmonibus con la rappresentazione della Cavalcata in onore dell'Assunta, mette inequivocabilmente in risalto la patrona fermana nel giorno della sua festa. Vivendo quel momento fatidico di un'estate del tardo Medioevo egli fissa con i suoi occhi la gioia del popolo, ode con le sue orecchie le nenie delle ciaramelle e il ciondolante ritmo dei tamburi, l'incalzante risuonare delle campane di Santa Maria in Castello: l'irrefrenabile tumulto di folla spinge in alto verso il Girfalco la gloria e la fede, l'orgoglio e l'umiltà della città unita nell'abbraccio materno e protettivo della Vergine. Quando poi al ricordo epico o religioso si aggiunge anche la memoria visiva di quei lontani eventi attraverso una vera e propria istantanea, benchè fissata su supporti di allora, ovvero sulla pergamena, ebbene lo sforzo di coloro che si calano nei panni antichi ha un significato ancora più denso.

Rievocare assume allora la valenza piena del rivivere, del folgorante riapparire. La sottile venatura di rimpianto del rimembrare deve allora assumere una sfumatura più gaiamente medioevale. Quell'agrodolce miscela di sacro e profano che suggella la pagina miniata del "Messale de Firmonibus" ci lascia esterrefatti, ma avvinti da un'indubbia verità. La forza di quei tratti miniati ci riporta a istintivi comportamenti, a fragorosi schiamazzi, a felicità incontenibile di folla sia povera che notabile. Questo e altro ancora il nostro provvido maestro Vanni ci ha immortalato affinchè la memoria non muoia, ma si rinnovi di anno in anno attraverso il laborioso lavoro del Consiglio di Cernita e delle contrade cittadine, impegnate a mantenere sempre vivo lo spirito della Cavalcata. E' impossibile non rimanere coinvolti da quegli echi quattrocenteschi, benchè essi siano stati riverberati attraverso secoli successivi che hanno sviluppato differenti sonorità teatrali. Rievocare ogni anno la manifestazione vuol dire attestare la continuità storica della Cavalcata dell'Assunta, ma soprattutto la volontà di rinnovare la fede e la speranza ri-invocando l'intercessione della Santa Vergine protettrice del popolo fermano.

Pagina Miniata del "Messale de Firmonibus"del 1436

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